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VITA DA TRADER e pensieri Teo-con... (con la maiuscola)


L'editoriale del BLAG


13 giugno 2007

L’editoriale del Blag; Caro Amato i folli siete voi

Siamo giunti al limite. In Italia ormai non c’è più una "Casta" come la chiama Gian Antonio Stella nel suo pamphlet ma una vera e propria gerontocrazia di oligarchi che difende solo se stessa il proprio operato, negando pure l’evidenza. E qualora l’evidenza sia troppo evidente per essere negata si ricorre al contrattacco in attesa di crearsi una bella legge ad hoc che risolva il problema.

Amato, oggi ripreso da tutti i maggiori quotidiani, dice che le intercettazioni sono una "follia tutta italiana". E tutto il mondo politico, di qualunque colore, prende le distanze preparandosi ad un vero e proprio golpe liberticida con la creazione di una legge ad hoc che impedisca la pubblicazione dei contenuti delle intercettazioni dei politici. Chissà poi perché solo quelle relative ai politici, forse che, riprendendo Orwell, "tutti i cittadini sono uguali ma ce ne sono alcuni che sono più uguali degli altri?"

No caro Amato, i folli siete voi se pensate di passarla liscia. La gente si è stancata di voi del modo con cui vi siete rinchiusi nella vostra torre d’avorio e parlate solo di voi stessi e su voi stessi senza interessavi minimamente delle difficoltà che ogni giorno sono di fronte a tutti gli abitanti di questo sciagurato paese.

E’ arrivato il momento di dire basta, di dire insieme a Marco Travaglio, con il quale non sempre mi trovo d’accordo ma mai come in questo caso ha ragione, "Che Schifo".

E’ una situazione non più tollerabile.

Tutti a casa per favore dal primo all’ultimo. Non ne possiamo più di voi abbiamo bisogno di altro.




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3 ottobre 2006

L'editoriale del blag: Una manovra come sempre estemporanea

Negli ultimi decenni le manovre finanziarie sono state contraddistinte da un unico filo rosso: l'estemporaneità. Non si è mai riusciti a vedere un governo che arrivasse con le idee chiare a questo appuntamento chiave per l'economia del nostro paese. Un manovra non può e non deve essere costruita senza avere un binario preciso che possa contenere in sè anche indicazioni per il futuro.

Analizzando infatti le varie voci si vede bene che sono un'accozzaglia di provvedimenti, di per sè non del tutto sbagliati, ma che non hanno un'omogenità di fondo. Allora ecco che le assunzioni sui precari, lo spostamento del tfr all'Inps (che ricorda molto da vicino gli artifici contabili di tremontiana memoria) e lo slittamento della rimodulazione del sistema pensionistico sembrano fatte ad hoc per accontentare i sindacati, la diminuzione del cuneo fiscale serve per tenere buona Confindustria, i ticket sanitari di pronto soccorso servono per svuotare le corsie di extracomunitari in attesa di visita gratuita, l'inasprimento della pressione fiscale sui redditi sopra i 40.000 euro per accontentare la sinistra più estrema, l'imposta di soggiorno e l'aumento dell'ici per far digerire ai comuni i tagli. Ma ci sono pure provvedimenti ad personam come l'imposta sui Suv e la rottamazione tanto per fare un regalino alla vecchia zia Fiat e tanto ci siamo una rottamanzioncina su frigoriferi per accontentare pure la Indesit di Merloni.

In questa babele di voci (non sono solo queste e sarebbe lungo elencarle tutte) certamente ci sono anche dei buoni propositi ma soprattutto ci sono delle pie illusioni. Non si combatterà una centesimo di evasione, non si incentiva la creazione di posti di lavoro, si disincentiva l'iniziativa privata, non si taglia neanche uno delle miriadi di privilegi che costellano la pubblica amministrazione, non si creano le basi per un paese che sia più snello e moderno, non si elimina un briciolo di inutile burocrazia e soprattutto non c'è nessun provvedimento che si muova nella direzione dell'abbattimento del debito pubblico in modo stabile e coerente con gli obiettivi di una seria poltica di bilancio.

Come al solito si discuterà animatamente se sia sia giusto o meno che i suvvisti paghino la tassa ma avremo ancora una volta perso di vista quello che è il futuro di un paese ormai sempre più rissoso, egoista e poco lungimirante.




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19 settembre 2006

L'editoriale del Blag: Telecom, come è andata veramente?

Tutti parlano dell'affare Telecom, del piano Rovati, dello scontro con Tronchetti Provera ma in realtà si sa come siano andate le cose? Purtroppo come al solito non del tutto. Allora proviamo almeno a fare chiarezza su quelli che sono i fatti.

Telecom presenta un piano industriale che prevede lo scorporo della rete (materialmente i cavi stesi in tutto il territorio) e dell'asset di telefonia mobile (la TIM). Il progetto è chiaro vendere questi asset, più eventuali altre partecipazioni non strategiche per tentare di abbattere in maniera sensibile l'enorme debito della società di telecomunicazioni.

Con questa operazione il management fa marcia indietro rispetto all'operzione realizzata due anni fa con la fusione per incorporazione di Tim in Telecom che doveva servire attraverso il maxi flusso di cassa dell'attività di telefonia mobile a ridurre il debito. Ma così non è stato.

E già qui ci si potrebbe porre dei dubbi su un consiglio di amministrazione che sconfessa se stesso e procede per tentativi piuttosto che perseguendo un chiaro piano di sviluppo strategico.

Dall'altra parte del campo di gioco c'è la politica. Stando alle affermazioni dei protagonisti i fatti sarebbero questi. Il consigliere di Prodi, Angelo Rovati, che evidentemendte sapeva del piano di Telecom al contrario del premier stesso, in un fax realizzato su carta intestata della Presidenza del consiglio dei ministri, propone a Tronchetti Provera un piano di nazionalizzazione delle rete telefonica fissa attraverso il riacquisto tramite la Cassa Depositi e Prestiti da parte dello Stato. Ma Tronchetti anticipa le sue mossse e fa saltare il banco.

Di per sè in ciò non c'è nulla di illegale. Il problema vero nasce da una assoluta mancanza di trasparenza e dalle paradossali dichiarazioni del Prodi che afferma di non aver saputo nulla di tutto ciò che stava accadendo. Politicamente inoltre questa operazione sconfessa la visione liberalizzante così fortemente voluta dal Ministro Bersani e riafferma invece il principio di finanza creativa introdotto dal duo Siniscalco-Tremonti dell'utilizzo della Cassa Depositi e Prestiti come veicolo di nuove partecipazione pubbliche peraltro finanziate da capitale privato proveniente dai grossi gruppi bancari. In questo schema rientra quindi anche la creazione del maxi polo bancario tutto italiano San Paolo-Intesa da poter sfruttare anche in questo tipo di operazioni.

In tutto ciò onestamente non si vedono novità, anzi la continuità col precedente governo è sempre più chiara. E se si vuole pensar male dopo l'indulto questo potrebbe essere il secondo enorme favore che il governo fa a Berlusconi, da sempre intenzionato ad entrare nel business della telefonia mobile, che potrebbe vedersi servita la possibiltà di acquistare la TIM coi soldi che ancora ha in cassa derivanti dalla vendita di una grossa partecipazione in Mediaset ancora non reinvestita. Sarebbe l'unica opportuntà di vedere la TIM ancora in mano a capitale del tutto italiano e sarebbe un buon modo per l'attuale maggioranza e opposizione di continuare sulla strada di questa mafiosa politica del "do ut des".




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13 settembre 2006

L'editoriale del Blag: Riassetto Telecom solo economia o anche politica?

C'è qualcosa di strano che nessuno sta spiegando. L'operazione di scorporo di Tim da Telecom arriva dopo neanche due anni dalla fusione per incorporazione di Tim stessa in Telecom. L'unica spiegazione plausibile che può essere trovata sta nel fatto che l'incorporazione non ha dato i risultati sperati, cioè non ha abbattuto sufficientemente il debito di Telecom neanche con lo stratosferico cash-flow di Tim, quindi l'unica alternativa percorribile è quella di una vendita dell'asset più ricco per incassare denaro fresco. Ad ulteriore conferma di ciò c'è il fatto che il management di Telecom ha pure deciso di scorporare la rete telefonica, il famigerato ultimo miglio, che potrà anch'esso essere venduto subito visto che tra qualche anno con l'avvento del wi-fi potrà avere un valore prossimo allo zero.

L'operazione dimostra, se ce ne fosse stato ancora il bisogno, che il management della compagnia di telecomunicazioni non ha idea di come fare per ridurre l'immane debito e procede per tentativi. Tra l'altro con la fusione Intesa San Paolo, l'accesso al credito dei grandi gruppi industriali ha subito una profonda battuta d'arresto.

Tronchetti Provera quindi prova a cambiare panorama e forse anche business. Ma la politica in tutto ciò cosa c'entra? Perchè Prodi primo ministro del governo "liberalizzatore" è così stizzito dall'operazione? Certo non perchè non fosse informato. E perchè i DS tutto sommato se ne stanno zitti ed affidano alla sinistra più radicale il compito di dissentire dall'operazione? Proviamo a delineare uno scenario.

Tronchetti Provera è da sempre politicamente vicino ai vertici della quercia, non è un mistero. I DS che fino ad oggi sono rimasti all'ombra di Prodi e dei centristi stanno lavorando per tornare ad essere il faro del centrosinistra. Per farlo potrebbero voler usare un metodo alla Berlusconi. Quello di avere un network tv privato da poter sfruttare al meglio. E qui entra in scena Tronchetti Provera. Il modello che si sussurra potrebbe essere il futuro di Telecom è quello di una New Media Company che abbia però nel mercato televisivo la punta di diamante. Ecco quindi il motivo dei colloqui con Rupert Murdoch che potrebbe supportare l'operazione per farla pagare al Berlusca, suo ex amico, che durante il proprio governo non ha certo favorito il tycoon australiano specialmente con l'operazione digitale terrestre. Tutto ciò naturalmente richiede un intervento dell'attule governo in tema di frequenze Tv.

Incastrando tutte le tessere del puzzle i DS potrebbero ritrovarsi come partito egemone del centrosinistra coi stessi mezzi a dispozione del nemico Berlusconi. Ciò ci fa pure intuire la stizza di Prodi e della Margherita. I DS inoltre non pensano proprio ad una legge penalizzante per l'ex premier visto che solo la presenza di Silvio a capo dell'opposizione permetterebbe al centrosinistra di mantenere gli attuali equilibri. Si spiegherebbe così pure la scarsa volontà dei vertici del partito della quercia di percorrere la strada della creazione del Partito democratico che diventa assai inutile, forse perfino dannoso, in uno scenario del genere.

Chissà potrebbe pure essere solo dietrologia alla Michael Moore, ma forse sotto sotto...




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3 gennaio 2006

L'editoriale del Blag. DS: Babbo Natale non abita più qui!

Le intercettazioni pubblicate ieri dal Giornale dei colloqui tra Fassino e Consorte pongono anche a sinistra in piena campagna elettorale la questione morale. Fino a questa estate ma anche successivamente sembrava proprio che in Italia non ci potesse essere a sinistra nessun tipo di dubbio sull'integrità morale dei politici di quello schieramento. A livello di alte cariche si insiste sulla linea difensiva già utilizzata in passato: il Giornale non poteva pubblicare quelle intercettazioni. Ma è certo che quel "Siamo padroni di un banca" detto dal segretario Ds ha aperto gli occhi anche a chi credeva ancora all'esistenza di Babbo Natale.

Oggi quindi, direi finalmente, si comincia a squarciare il velo e Vannino Chiti già nei giorni scorsi aveva posto il problema morale, poi ieri dal suo blog anche Beppe Grillo poneva la questione "D'Alema".

E' una svolta se vogliamo epocale visto che la politica italiana aveva la caratteristica di aver sempre avuto a sinistra esponenti integerrimi e senza peccato. Ricordo i tempi di tangentopoli in cui i cattivi stavano solo da una parte e i buoni solo dall'altra.

Ora sembra che qualcosa sia cambiato ma fino a che punto?

Alla vigilia di una campagna elettorale che dovrebbe sancire la stravittoria del centro sinistra i fatti chiedono un profondo autoesame di coscienza e magari una ripulitura anche a livello dirigenziale. Riusciranno finalmente i Ds a non farsi per l'ennesima volta colpire dalla sindrome del dirigismo, confermando e difendendo l'immagine dei loro leader ad ogni costo e ad ascoltare finalmente la base che chiede a gran voce rinnovamento e pulizia?




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14 giugno 2005

L'editoriale del blag: Il voto è stato politico, eccome!

Nonostante i ripetuti commenti che chiedono di non politicizzare il risultato o di chi non vede conseguenze politiche nel risultato referendario, i risvolti della questione affondano le proprie radici nelle anomalie politiche del nostro paese.

Il vero segnale, enorme, oltre ogni previsione che viene fuori è che la maggioranza degli italiani se si confronta su temi importanti è in maggioranza ancora oggi appartenente a quel popolarismo di matrice cattolica ma condiviso da una larga parte del mondo laico che faceva capo al vecchio pentapartito.

Di per sè ciò non è ne un bene nè un male ma chi pretende con arroganza di governare senza tener conto di questo commette un errore che potra costare molto caro.

E qui poi si cade necessariamente a parlare del nostro bipolarismo imperfetto e insuficiente che ha costretto questo fronte, di per sè compatto sulla realtà, a spaccarsi per mancanza di rappresentatività.

Il fronte popolare moderato si è così suddiviso tra quelli spinti dall'odio verso il palese conflitto di interessi del premier, legando il loro destino alla sinistra socialista e comunista, e quelli che invece al di là del conflitto di interssi hanno tentato di vedere nel premier il paladino di certi valori al di là del conflitto di interessi stesso.

Entrambi sono quindi dovuti scendere a compromessi con forze politiche (Lega, AN da una parte DS e Rifondazione Comunista dall'altra) che nulla hanno a che spartire con la storia e la realtà attuale delle idee moderate ma che solo una folle spaccatura tutta nostra ha in realtà creato costringendo all'accordo realtà tra loro da sempre, e oserei dire per sempre (almeno su certe tematiche) alternative tra di loro.

Oggi il fronte si ricompatta e lo fa sul merito di una questione assai importante. Ecco il significato squisitamente politico della tornata elettorale. Nè il centro destra, nè il centrosinistra possono prescindere da questo se vogliono pensare al governo di questo paese. Altrimenti la scelta è assai chiara, se volete fare quel che vi pare dovete vincere senza moderati.

Ed è qui che si innesta uno scenario politico non peregrino che nei prossimi anni potrebbe sconvolgere il panorama politico italiano: il ricompattamento dei moderati.

Chi fa politica non può non tener conto di questa indicazione che, se vogliamo, è stata assai più forte della volontà di conferma di questa legge, sicuramente migliorabile, che stata usata come resa dei conti da qualcuno, e che in effetti ha portato ad una effetiva conta dei voti.

Non ha vinto , come qualcuno tenta di far credere, il disinteresse; l'Italia ha solo espresso la propria maggioranza, finalmente senza vincolo alcuno.

Chi tenta di dire il contario, oltre a sostenere una falsità, rischia grosso.




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27 aprile 2005

L'editoriale del Blag: Speriamo che passi lo straniero

Sono sempre di più le aziende italiane che fiiscono in mano straniera. Il nostro paese sta diventanto territorio di conquista per chi i soldi ce li ha per davvero. Ultimo settore ad essere preso di mira l'intoccabile, fino ad ora, settore bancario.

Da più parti si sta levando il coro di quelli che per spirito nazionalistico vorrebbero che l'impreditoria italiana non mollasse. Ma chi glielo fa fare ai nostri imprenditori di rimanere a combattere in un paese in cui si permette lo sciopero in società chein altri paesi sarebbero fallite dieci volte?

La concorrenza non esiste più esistono solo gli aiuti di stato alle aziende in difficoltà ed oggi conta di più avere amicizie in parlamento o nel mondo sindacale che avere denaro da investire.

Negli altri paesi compagnie aeree non peggiori di Alitalia sono fallite da un pezzo. In Gran Bretagna la Rover, storico marchio automobilistico sta fallendo, in Italia una Fiat già fallita viene tenuta a galla da pubblico denaro proveniente dallo stato e dalle banche.

La Telecom e l'Enel si permettono, col permesso dello Stato, di avere le tariffe più alte d'Europa e vivono in una situazione di monopolio di rendita pur offrendo servizi certamente non migliori.

L'avallo della politica per questi comportamenti palesemente contro una normale dinamica concorrenziale è prassi comune a tutto detrimento dell'utente finale.

Solo l'avvento di player stranieri che offrano servizi migliori a prezzi più vantaggiosi può cambiare questo status quo. E allora passi pure lo straniero. Noi torniamo ad essere quello che siamo: un popolo di Santi, Poeti e navigatori.




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7 marzo 2005

L'editoriale del Blag: Cara Giuliana tornaci e restaci!

Attendevo anch'io la liberazione di Giuliana Sgrena. Ma ammetto che la mia attesa non era nè filantropica ne buonista. Ero solo terribilmente curioso di vedere cosa avrebbe detto la giornalista una volta liberata. Condita dal terribile paradosso della morte di Calipari, direi che la Giuliana nazionale non ha tradito le attese ed è riuscita a far meglio delle due Simone. Non solo ha difeso i propri rapitori ma ha pure accusato gli americani di averla messa sotto tiro perchè glielo avevano detto i rapitori stessi "Attenta gli americani non vogliono che tu torni viva in Italia".

Ma cosa potersi aspettare di più da una giornalista, donna e pure comunista? Tre categorie di per sè insopportabili che unite originano un cocktail pauroso.

La tragica fatalità della morte del nostro 007 è certamente dolorosa, ma ancora più triste è la dietrologia e la spaventosa massa di materia marrone che viene gettatta addosso a chi non ha nessuna colpa. E' una terribile e tragica fatalità come altre purtroppo son successe ed altre succederanno in territori di guerra. Punto. Tutto il resto è polemica inutile, sterilie, populista e qualunquista come sempre succede nel nostro esasperato paese. I responsabili siamo invece proprio noi italiani con la nostra assurda politica del pagamento dei riscatti che ha istigato gruppi di delinquenti a perpetrare tali azini criminose.

Cara Sgrena hai detto che non tornerai in Iraq. Bene io invece ti dico prendi il tuo Pier Scolari, le due Simone, tutta la redazione del manifesto, e già che ci sei pure quella di Liberazione e anche tutti quelli che chiamano i rapitori "Resistenti", tornaci e restaci non abbiamo bisogno di codardi come voi nel nostro paese.




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10 dicembre 2004

L'editoriale del blag: servilismo in salsa cinese

Una delle immagini che segnato la mia esistenza in modo radicale più della caduta del muro, più della distruzione delle torri gemelle è quella dello studente cinese in piede di fronte al carrarmato in piazza Tien Ammen. Ho avuto la fortuna di visitare quella piazza è il mio ricordo si è impresso in modo indelebile.
Non è passato molto tempo ma oggi dopo il viaggio in Cina della delegazione italiana capitanata da Nonno Azeglio, mi sono sentito disorientato. Imprenditori, politici, alte cariche dello stato tutti in servile corteo da chi ancora oggi continua impunemente a violare i basilari diritti umani della libera espressione.
Ma la cronache mielose della stampa nostrana ed il silenzio assordante di pacifisti e disobbedienti, forse troppo impegnati a rubare libri e mangiare a sbafo, sono terribilmente inquietanti.
Ricordo ancora le manifestazioni contro il tiranno Bush quando si intervenne in Iraq. Gli Stati Uniti erano considerati il peggior regime dittatoriale al mondo e Bush una sorta di nuovo Hitler. Ma ora dove sono tutti quanti?
In Cina ci sono centinaia e centinaia di prigionieri politici, la pena di morte è uno strumento utilizzato senza troppi problemi, la tortura è una prassi.
Ma la Cina è il nuovo mercato, il nuovo sviluppo, l'unico paese che ha sdoganato il comunismo. Non si può non inginocchiarsi in silenzio cercando di mantenere i migliori rapporti possibili. Tutto diventa un dettaglio anche il fatto che la Cina sia uno dei paesi che non ha ratificato il trattato di Kyoto.
Ma in fondo anche noi altro non siamo che delle puttane che si vendono. Ora però tutte le lezioni moralistiche che ci verranno imposte avranno il sapore amaro dell'ipocrisia. Io, per conto mio, non le ascolterò più.




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17 giugno 2004

L'editoriale del Blag: e se la soluzione fosse veramente il proporzionale?

Invece di proporre assurdi referendum contro una legge come quella sulla fecondazione assistita che, sicuramente migliorabile in sede istituzionale, colma coraggiosamente un vuoto tentando di non scegliere la via più semplice della libertà assoluta di comportamento, ci sarebbe forse da combattere una battaglia politica di ben più ampia portata: quella sul proporzionale.

Ammetto di aver aderito con entusiasmo al movimento Segni perché credevo che con l’introduzione del maggioritario potessimo in Italia introdurre correttivi che garantissero governabilità e democrazia dell’alternanza. Così non è stato e non ho nessun timore ad ammettere di aver sbagliato. E anche di grosso.

Il sistema che si è venuto a creare, calato nella realtà italiana, è ben peggiore del vecchio proporzionale.

Ed allora? Si torna indietro? No di certo. Si prende solo atto di quella che è la realtà politica del nostro paese, cioè uno stato che ha nel suo DNA un approccio proporzionalista.

E’ indubbio che si possono creare dei correttivi, quale per esempio uno sbarramento al 5% che possa evitare una moltiplicazione di forze assolutamente inutile e dispersiva, e magari anche una indicazione del premier così come avviene per l’elezione dei sindaci, magari anche col doppio turno di ballottaggio; sono tutte formule che potrebbero essere studiate e concordate da un’ampia maggioranza che possa riformare la legge.
O magari tutto questo potrebbe essere proposto anche con un referendum che possa riportare il dibattito politico sul piano della dialettica, abbassando i toni e riproponendo gli schieramenti come reali aree di incontro di idee politiche, sociali ed economiche.

L’invito è quello di creare un movimento di opinione trasversale che possa in qualche modo riscrivere le regole per arrivare a giocare una partita leale e civile secondo regole democratiche che siano liberali in fase di scelta ma che permettano a chi deve governare la più ampia possibilità di manovra.




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